L’alloro, o lauro,nome botamico(Laurus nobilis)
è nativo del Mediterraneo ed è un piccolo albero sempreverde -nonostante possa raggiungere anche i 20 m d’altezza!- che spesso viene usato come pianta ornamentale per recintare giardini e terreni.
ci sono diversi modi di chiamarlo a secondo della regione:
| Calabria | Nafiàra, Afràra, Lauru |
| Campania | Lauro |
| Emilia-Romagna | Mlòri |
| Friuli-Venezia Giulia | Laverno |
| Liguria | öfeuggio |
| Lombardia | Lauròn, Ori |
| Puglia | Ròvulu, Lauru |
| Sardegna | Lau labru |
| Sicilia | addauru, addagaru, lauru |
| Veneto | Doraro, Oràro |

Il termine Laurus comprende numerose specie, ma quella più conosciuta e più “apprezzata” è il nobilis.
E’ una pianta sempreverde, appartenente alla famiglia delle Lauracee.
Il fusto è eretto, la corteccia verde.
Le foglie, ovate, sono verde scuro, coriacee, lucide nella parte superiore e opache in quella inferiore.
I fiori sono piccoli, giallo-verde, riunite ad ombrella.
L’alloro è una pianta rustica, cresce bene in tutti i terreni e può essere coltivato in qualsiasi tipo di orto.
L’alloro è usato in tutto il mondo per insaporire stufati, brodi, marinate e minestre, utilizzato in piatti di carne e di pesce, nonché per insaporire alcuni salumi ma anche bevande e dolci: eccellente, ad esempio, nei budini di riso.
Attenzione in cucina: le foglie essiccate perdono il caratteristico gusto amaro delle foglie fresche, diventando notevolmente più dolci.
E’ meglio comunque non conservarle troppo a lungo: tendono a perdere il loro aroma.
Noto fin dall’antichità, i Greci lo consacrarono ad apollo.
L’aroma sottile e penetrante richiamava le capacità profetiche di questo dio e delle sue sacerdotesse.
D’alloro erano le corone che cingevano il capo degli imperatori e dei consoli Romani, ma anche dei poeti e dei letterati.
Apicio lo usa nella ricetta del maiale con alloro, del quale usava sia le bacche che le foglie.
Con le sue bacche faceva il “vino laurino” e l’”olio laurino” sopravvissuto poi per parechio tempo.


